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La leadership dell’ukulele

kamakawiwo oleKamakawiwo ole con un ukulele da $50 è miglior artista dell’anno 1994, 15° nella classifica dei 20 album più venduti su internet,  35.254.499 di visualizzazioni su youtube. Da dove nasce la leadership della musica, come fanno i suoni a suscitare tanto consenso?

La musica è suono organizzato! Lo hanno scritto musicisti, musicologi e studiosi di varie discipline. Ricordo che la parola “organizzazione” nasce dalla radice greca “ergon – energia, forza”. L’energia della musica nasce quando riesce ad esprimere quattro dimensioni dell’animo umano: ritmo, melodia, armonia e timbro. Il ritmo rappresenta la base di tutto, il bene più prezioso che abbiamo: il tempo, la vita. Nella musica ci consente di suonare insieme; nel Leader di seguirlo e di condividere i suoi valori e le sue regole. La melodia è il bello della musica l’emozione più forte, il “motivo” che fischiettiamo e cantiamo; nel Leader è la sua capacità di trasmetterci emozione e passione. L’armonia è il contorno, l’accompagnamento, ciò che valorizza la melodia e il ritmo; nel Leader è la sua capacità di trovare “accordi” e “consonanze” attraverso l’ascolto e la tecnica. Infine il timbro, ciò che rende identificabile la fonte del suono, il colore, il carattere unico e distintivo del cantante; nel Leader è la sua identità, la sua capacità di essere unico e di non essere un’imitazione. Tutti gli uomini amano gli “originali”.

 

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Cambio di vita

problema cambio vita pz

Siete stanchi, il lavoro non vi dà soddisfazione, il settore vi annoia, l’azienda non vi valorizza, volete cambiare vita. Si può fare ma a tre condizioni

  1. dovete crederci
  2. dovete divertirvi
  3. dovete imparare a scrivere

Credere: riscoprite le vostre antiche passioni, i valori che vi hanno formato, i talenti che avete dimenticato, i principi che vi hanno guidato. Lì troverete la forza di crederci;

Divertitevi: mettetevi in gioco, iniziate da piccole sfide quotidiane, i piccoli successi produrranno la “dopamina” che vi serve per affrontare sfide più grandi;

Scrivere: prendete carta e penna (lasciate stare il computer) e scrivete un risultato che vi piacerebbe raggiungere. Descrivetelo con molti numeri: fatturato, date, clienti, venditori, prodotti, collaboratori etc. Lasciatelo riposare per qualche giorno e poi riprendetelo. Leggetelo con attenzione. Se vi scappa da ridere, avete scherzato, non siete ancora pronti. Se invece vi sembra plausibile, se “suona bene”, allora forse è giunto il momento. In bocca al lupo. (Se vi serve aiuto scaricate il programma di coaching leadership ispirativa)

La resilienza del leader

molla

In fisica la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi o deformarsi. Chi costruisce molle ne conosce bene il significato. Nella vita di tutti i giorni è la capacità di risorgere dalle proprie ceneri. Ogni giorno in Italia falliscono 27 aziende e di quelle attive soltanto il 60,6% sopravvivono al 5° anno. Nel 70% dei casi i problemi sono finanziari, ma chi pensa che questa sia la causa si sbaglia: è l’effetto. Se i clienti non ti pagano perché non li hai selezionati bene; se la banca non ti concede il fido perché non sai chiedere soldi; se i costi fissi sono troppo alti per assorbire una calo nelle vendite; se i clienti ti pagano in ritardo rispetto ai tempi che ti concedono i fornitori; se i clienti non comprano i tuoi prodotti perché non hanno nulla di diverso dagli altri; se pensi che quanto hai in banca costituisca la tua disponibilità senza prevedere le scadenze IVA, INPS, IRPEF e ogni genere di tassazione, il problema non è finanziario ma strategico e organizzativo. Per fare impresa non basta la passione, quella può servire per dare la spinta iniziale, ma subito dopo occorre imparare a “scrivere”: progettare, pianificare, programmare, prevedere, tutte attività oggi disponibili anche a buon mercato. L’importante è non abbattersi, ricaricare la grande molla che sta dentro ognuno di noi e ripartire subito. (Scarica il programma di coaching)

Milano 2018, il salone che ti ispira

Salone del mobile 2018, 434.500 presenza da 188 paesi del mondo, incremento del 26% . Sapete cosa cercano? L’ispirazione! L’energia e l’idea per fare cose belle e funzionali, i segreti della bellezza. Quello che per noi italiani è ovvio per gran parte del mondo è arte, armonia, energia, emozione! Abbiamo il grande privilegio di essere nati e cresciuti immersi nella bellezza. La poltrona San Luca di Pier Giacomo e Achille Castiglioni è stata creata per Dino Gavina, bolognese, in onore dei portici di San Luca di Bologna, i più lunghi e più belli del mondo. Lo sapevate? Nati per i pellegrini diretti al santuario, sono diventati ideali per tenersi in forma e io li frequento spesso: un unicum assoluto! Quando saremo consapevoli della meraviglia che ci circonda, sentiremo anche la responsabilità di aiutare il mondo a coltivare arte e bellezza non solo nei mobili, ma in ogni sua espressione tecnologica, scientifica e ambientale. (www.movimentoart1.it)

“No buono” batte “buono”, 5 a 1

Il Pathoemoticonss è all’origine di molte parole come passione, empatia, simpatia, apatia, pazienza, patimento. Tutte hanno a che fare con le emozioni. Le emozioni (ex-motus) spingono le persone “a fare delle cose”, le muovono, le motivano. Ma le emozioni negative sono più di quelle positive. Secondo Paul Ekman le emozioni primarie negative sono 5: paura, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa (che può essere bivalente); mentre come positiva abbiamo solo la felicità (gioia). D’altra parte anche la passione può essere sia negativa (sofferenza) che positiva (hobby). Ma la passione si può gestire? Usiamo ancora “bastone e carota” o possiamo creare un clima motivante e “appassionante”? Come possiamo motivare i musicisti della nostra orchestra?  Cosa genera il pathos? cosa lo alimenta o distrugge? Il 21 ottobre ci prenderemo il lusso di riflettere su questo tema con l’aiuto della musica che di pathos se ne intende! Scopriremo alcuni segreti della MELODIA!

Musica per l’impresa del terzo millennio

Per comunicare in un mondo globale l’unica lingua globale.

dnaPare che la comprensione della musica sia un’esclusiva degli esseri umani. Pare anche che abbia avuto un ruolo adattivo nel processo evolutivo della specie. In altri termini che sia in qualche modo legata alla evoluzione della razza umana. Chi sapeva cantare e suonare aveva maggiori possibilità di sopravvivere di chi non lo sapeva fare. Ciò potrebbe essere legato alla condizione di “inettitudine” della prole umana, ovvero alla necessità di un lungo periodo di “alleanza” con la madre prima del raggiungimento della autosufficienza. Da qui l’idea che la musica, come proto linguaggio, abbia consentito all’uomo la comunicazione delle emozioni fondamentali per la sopravvivenza. Perché questa dotta introduzione eto-antropologica? Ci pare giunto il momento di “usare” la musica nel management e nel marketing. Abbiamo maturato l’idea che la sopravvivenza delle organizzazioni oggi sia in larga misura legata alla capacità di comunicare e recepire le emozioni del mercato. Questo significa che nei mercati maturi non avremo più di fronte clienti con bisogni perche piace la musicaespliciti da soddisfare ma persone che esprimono sentimenti, manifestano emozioni. Per questo è diventato importante conoscere il linguaggio della musica, come si ascolta, quando usare la tonalità maggiore o una minore, i Beatles piuttosto che Mozart., il jazz invece del rock. Le neuroscienze stanno facendo passi da gigante. Qualcuno ha misurato gli effetti di Mozart sulle mucche da latte e sulla scelta dei vini nei ristoranti, altri hanno “fatto sentire” il Flauto magiche alle vigne del Brunello di Montalcino, ma se sperate in qualche verità scientifica rassegnatevi, la musica è quasi sempre ovvia ma mai scientifica.

“La mia ipotesi è che la musica abbia sempre avuto la funzione di favorire le connessioni tra persone, grazie al suo significato emotivo. Il rapporto madre figlio potrebbe essere solo una di queste connessioni. La musica modifica l’umore anche degli adulti perciò la sua funzione potrebbe essere la stessa nel corso dell’intera vita”- Intervista a S. Trehub, psicologa canadese, tratta da Perché ci piace la musica, libro consigliato