Archivi categoria: Gestione risorse umane

La leadership dell’ukulele

kamakawiwo oleKamakawiwo ole con un ukulele da $50 è miglior artista dell’anno 1994, 15° nella classifica dei 20 album più venduti su internet,  35.254.499 di visualizzazioni su youtube. Da dove nasce la leadership della musica, come fanno i suoni a suscitare tanto consenso?

La musica è suono organizzato! Lo hanno scritto musicisti, musicologi e studiosi di varie discipline. Ricordo che la parola “organizzazione” nasce dalla radice greca “ergon – energia, forza”. L’energia della musica nasce quando riesce ad esprimere quattro dimensioni dell’animo umano: ritmo, melodia, armonia e timbro. Il ritmo rappresenta la base di tutto, il bene più prezioso che abbiamo: il tempo, la vita. Nella musica ci consente di suonare insieme; nel Leader di seguirlo e di condividere i suoi valori e le sue regole. La melodia è il bello della musica l’emozione più forte, il “motivo” che fischiettiamo e cantiamo; nel Leader è la sua capacità di trasmetterci emozione e passione. L’armonia è il contorno, l’accompagnamento, ciò che valorizza la melodia e il ritmo; nel Leader è la sua capacità di trovare “accordi” e “consonanze” attraverso l’ascolto e la tecnica. Infine il timbro, ciò che rende identificabile la fonte del suono, il colore, il carattere unico e distintivo del cantante; nel Leader è la sua identità, la sua capacità di essere unico e di non essere un’imitazione. Tutti gli uomini amano gli “originali”.

 

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Milano 2018, il salone che ti ispira

Salone del mobile 2018, 434.500 presenza da 188 paesi del mondo, incremento del 26% . Sapete cosa cercano? L’ispirazione! L’energia e l’idea per fare cose belle e funzionali, i segreti della bellezza. Quello che per noi italiani è ovvio per gran parte del mondo è arte, armonia, energia, emozione! Abbiamo il grande privilegio di essere nati e cresciuti immersi nella bellezza. La poltrona San Luca di Pier Giacomo e Achille Castiglioni è stata creata per Dino Gavina, bolognese, in onore dei portici di San Luca di Bologna, i più lunghi e più belli del mondo. Lo sapevate? Nati per i pellegrini diretti al santuario, sono diventati ideali per tenersi in forma e io li frequento spesso: un unicum assoluto! Quando saremo consapevoli della meraviglia che ci circonda, sentiremo anche la responsabilità di aiutare il mondo a coltivare arte e bellezza non solo nei mobili, ma in ogni sua espressione tecnologica, scientifica e ambientale. (www.movimentoart1.it)

“No buono” batte “buono”, 5 a 1

Il Pathoemoticonss è all’origine di molte parole come passione, empatia, simpatia, apatia, pazienza, patimento. Tutte hanno a che fare con le emozioni. Le emozioni (ex-motus) spingono le persone “a fare delle cose”, le muovono, le motivano. Ma le emozioni negative sono più di quelle positive. Secondo Paul Ekman le emozioni primarie negative sono 5: paura, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa (che può essere bivalente); mentre come positiva abbiamo solo la felicità (gioia). D’altra parte anche la passione può essere sia negativa (sofferenza) che positiva (hobby). Ma la passione si può gestire? Usiamo ancora “bastone e carota” o possiamo creare un clima motivante e “appassionante”? Come possiamo motivare i musicisti della nostra orchestra?  Cosa genera il pathos? cosa lo alimenta o distrugge? Il 21 ottobre ci prenderemo il lusso di riflettere su questo tema con l’aiuto della musica che di pathos se ne intende! Scopriremo alcuni segreti della MELODIA!

Musica per l’impresa del terzo millennio

Per comunicare in un mondo globale l’unica lingua globale.

dnaPare che la comprensione della musica sia un’esclusiva degli esseri umani. Pare anche che abbia avuto un ruolo adattivo nel processo evolutivo della specie. In altri termini che sia in qualche modo legata alla evoluzione della razza umana. Chi sapeva cantare e suonare aveva maggiori possibilità di sopravvivere di chi non lo sapeva fare. Ciò potrebbe essere legato alla condizione di “inettitudine” della prole umana, ovvero alla necessità di un lungo periodo di “alleanza” con la madre prima del raggiungimento della autosufficienza. Da qui l’idea che la musica, come proto linguaggio, abbia consentito all’uomo la comunicazione delle emozioni fondamentali per la sopravvivenza. Perché questa dotta introduzione eto-antropologica? Ci pare giunto il momento di “usare” la musica nel management e nel marketing. Abbiamo maturato l’idea che la sopravvivenza delle organizzazioni oggi sia in larga misura legata alla capacità di comunicare e recepire le emozioni del mercato. Questo significa che nei mercati maturi non avremo più di fronte clienti con bisogni perche piace la musicaespliciti da soddisfare ma persone che esprimono sentimenti, manifestano emozioni. Per questo è diventato importante conoscere il linguaggio della musica, come si ascolta, quando usare la tonalità maggiore o una minore, i Beatles piuttosto che Mozart., il jazz invece del rock. Le neuroscienze stanno facendo passi da gigante. Qualcuno ha misurato gli effetti di Mozart sulle mucche da latte e sulla scelta dei vini nei ristoranti, altri hanno “fatto sentire” il Flauto magiche alle vigne del Brunello di Montalcino, ma se sperate in qualche verità scientifica rassegnatevi, la musica è quasi sempre ovvia ma mai scientifica.

“La mia ipotesi è che la musica abbia sempre avuto la funzione di favorire le connessioni tra persone, grazie al suo significato emotivo. Il rapporto madre figlio potrebbe essere solo una di queste connessioni. La musica modifica l’umore anche degli adulti perciò la sua funzione potrebbe essere la stessa nel corso dell’intera vita”- Intervista a S. Trehub, psicologa canadese, tratta da Perché ci piace la musica, libro consigliato

 

I-Factor il gene dell’imprenditore

Imprenditori si nasce o si diventa?  Gli imprenditori sono

I-Factor il gene dell'imprenditore

 buoni o cattivi? L’ambizione è un vizio o una virtù?  Perdonerete i luoghi comuni ma per “misurare la cultura” di una nazione (ma anche di una città o di un’azienda) occorre scoprire i valori, le convinzioni, i sentimenti più diffusi e condivisi: i luoghi comuni.  Poniamo la domanda su una figura controversa ma socialmente rilevante: l’imprenditore. Soprattutto in questo periodo storico, l’imprenditore e l’imprenditorialità possono aumentare il PIL, l’export, la ricchezza della nazione, ma anche le opportunità di lavoro per i nostri figli.  A questa figura “antropologica” abbiamo dedicato un libro dal titolo I-Factor , il gene dell’imprenditore. 

 

Cosa lo differenzia da un impiegato, un manager, un finanziere, un politico, un libero professionista?  Come usa i cinque sensi? Quali sono le doti, le competenze e i valori che lo caratterizzano?

  

Il risultato è sorprendente: l’I-Factor, chi più chi meno, lo abbiamo tutti. La differenza la fanno l’ambiente, la cultura dominante, ma soprattutto la nostra percezione del mondo: chi vede il bicchiere mezzo pieno, chi non si ferma di fronte agli ostacoli, chi ci prova o è costretto a provarci, chi guarda più al futuro che al passato, chi non dice mai “non si può fare”, chi non ha paura di cambiare. 

E’ aperto il dibattito e, se volete, il sondaggio.

L’utilità dell’inutile – gestione risorse umane

“Impara l’arte e mettila da parte”. Il consiglio di mia nonna non era peregrino. Qualunque arte prima o poi rivela il suo valore. Il problema è che non si sa né come né quando. Papi e regnanti lo sapevano bene, oggi cominciano a capirlo anche le culture più utilitaristiche. “Il nostro futuro come paese innovativo dipende dal fare in modo che ciascuno abbia accesso all’arte e alle opportunità culturali. Quasi 6 milioni di persone si guadagnano da vivere nel settore delle arti non profit, e le arti e le attività culturali contribuiscono per più di 160 miliardi di dollari al nostro PIL. La pittura, la poesia, la musica e la moda, il design, sono tutte attività che definiscono chi siamo come società e ci forniscono una narrazione della nostra storia per la generazione che verrà”.  A dirlo è Michelle Obama in un recente discorso. Per l’impresa è difficile prevedere attività artistiche,  calcolarne costi e ricavi od inserirle nel sistema incentivante. L’arte è culto, ovvero cultura, e la si pratica per coltivare lo spirito. Da sempre funzionale allo sviluppo della convivenza: anche dell’impresa? Mi ha colpito leggere lo studio di Malinowski sul rituale Kula, un faticosissimo  scambio di conchiglie e manufatti inutili, tra popolazioni di isole distanti centinaia di miglia. Tra le conclusioni dell’antropologo, la constatazione di quanto fosse “utile” per  i Trobriandesi  dedicarsi ad attività del tutto “inutili”. Stai a vedere che per sviluppare la nostra azienda dobbiamo imparare a fare cose inutili! Bella sfida non c’è che dire!

Questo breve articolo, comparso sulle smartnews di giugno 2010 (gli interessati possono scaricarle dal sito http://www.smartmanagement.it/public/articoli/newsletter.php ) si ispira al sospetto che in futuro, la “gestione risorse umane” del terziario più o meno avanzato, debba inventare qualcosa di utile per far passare il tempo ai propri addetti. In molti settori il tele-lavoro ridurrà a tal punto gli organici da far pensare ad una disoccupazione di massa. Pensate solo a nuovi servizi quali: le transazioni bancarie via internet, le riunioni in video conferenze (da casa su skype), l’acquisto di prodotti  via internet, la posta elettronica, le tasse degli F24 via internet, le assicurazioni al telefono.  Un imprenditore dell’informatica mi raccontava che grazie al “team viewer”, un diabolico programmino di tele assistenza scaricabile gratuitamente da internet (entrano nel vostro PC a 300 chilometri di distanza),  ha ridotto di 2/3 il lavoro dell’ufficio assistenza.  Che far fare ai bravissimi tecnici? Cosa faremo fare a milioni di addetti?

Trent’anni fa, quando vendevo occhiali a Roma, molti ottici mi facevano ripassare nel pomeriggio. Scoprii che erano impiegati ai ministeri. Polemicamente scrissi al giornale una lettera in cui, per risolvere il problema della disoccupazione, proponevo di  “occupare gli occupati!”.

Oggi il problema si pone anche nel privato. Qualcuno obietterà che in certi settori siamo ancora lontani dalla qualità del servizio. Il paradosso è che per far funzionare meglio certi enti occorrerebbe essere in meno! Lean production!

Il presagio/provocazione dell’articolo nasce quindi dalla consapevolezza di quanto sia difficile inventare qualcosa che non faccia sentire stupide o inutili le persone e che soprattutto produca valore per l’impresa. I knowledge worker vogliono sentirsi partecipi, non si può fare scavar loro buche per poi riempirle. Il costo per il sistema economico è insostenibile e le persone sono frustrate e demotivate.

Forse l’uomo sta entrando in una nuova Era, per certi versi simile a quella dei cacciatori raccoglitori Trobriandesi. Il problema vitale si risolve in due tre ore al giorno. E le ore restanti? Bisogna inventare qualcosa di intelligente! Suggeriamo di “occupare gli occupati” con attività di ricerca, creatività, arte, benessere, cultura dello spirito. Per favore, basta scavare buche per riempirle!