Archivi categoria: Marketing

Milano 2018, il salone che ti ispira

Salone del mobile 2018, 434.500 presenza da 188 paesi del mondo, incremento del 26% . Sapete cosa cercano? L’ispirazione! L’energia e l’idea per fare cose belle e funzionali, i segreti della bellezza. Quello che per noi italiani è ovvio per gran parte del mondo è arte, armonia, energia, emozione! Abbiamo il grande privilegio di essere nati e cresciuti immersi nella bellezza. La poltrona San Luca di Pier Giacomo e Achille Castiglioni è stata creata per Dino Gavina, bolognese, in onore dei portici di San Luca di Bologna, i più lunghi e più belli del mondo. Lo sapevate? Nati per i pellegrini diretti al santuario, sono diventati ideali per tenersi in forma e io li frequento spesso: un unicum assoluto! Quando saremo consapevoli della meraviglia che ci circonda, sentiremo anche la responsabilità di aiutare il mondo a coltivare arte e bellezza non solo nei mobili, ma in ogni sua espressione tecnologica, scientifica e ambientale. (www.movimentoart1.it)

Umanizziamo la tecnologia

“La sua telefonata è molto importante per noi!” Così, dopo avermi proposto cinque opzioni sulla tastiera, il centralino automatico di una grande multiutility, mi stupisce positivamente preannunciandomi l’intervento di un operatore umano.

Il tono è suadente e deciso e per un attimo mi compiaccio con chi ha avuto la bella idea. “La sua telefonata è molto importante per noi!” – fantastico! “Attenda per non perdere la priorità, un operatore risponderà al più presto”.

Lo dice anche in inglese nonostante l’area di intervento dell’impresa sia nazionale il che denota un’apprezzabile apertura multiculturale.

“La sua telefonata è molto importante per noi!” ripete per la terza, per la quarta, per la quinta, sesta, settima volta.

Il mio sentimento muta radicalmente, attivo il viva voce, mentre lavoro al computer trascorrono circa 15 minuti. Medito di “massacrare” il povero operatore che risponderà. Ma non succederà mai perché trascorso il quarto d’ora decido di appendere la cornetta.

Penso tra me: figuriamoci se la mia telefonata non era importante!

E’ inevitabile tutto questo? Non c’è proprio alternativa alla stupidità? Il management decide che un’idea è buona senza comprendere ciò che significa. Umanizzare la tecnologia significa questo: comprendere che le macchine si relazionano con l’uomo e per farlo senza offenderlo devono essere ciò che sono: un prodotto umano.Ma chi sta dietro è umano?

Il problema è di chi usa la tecnologia come chi prende l’aspirina per il raffreddore e non ripara l’impianto d riscaldamento.

Dietro a “La sua telefonata è molto importante per noi!” c’è una cultura manageriale di furbi che pensano a far bella figura all’interno senza preoccuparsi di ciò che provocano all’esterno.

“L’umanità” non si compra e non si vende in pillole così come l’attenzione e il  il rispetto per l’utente.

La sua telefonata è molto importante per noi! è molto più di una stonatura. L’impresa-orchestra mostra di non aver alcun controllo dei suoni che emette e, se non sa controllare chi risponde al telefono, come possiamo pensare che sappia controllare le cose ben più difficili che è chiamata a fare?

Quando si parla di crisi finanziaria e di ritorno all’economia reale viene da chiedersi se ci piacerebbe mai investire in un’azienda che prende in giro il suo pubblico fin dal primo insignificante contatto…

Dalla kotlerite al marketing antropologico

danza-fertilitaMi capita sempre più spesso di incontrare manager insofferenti a cui manca l’ispirazione, la spinta a crederci ed ad andare avanti! Una volta era più facile, bastava frequentare una lezione di P. Kotler o leggere le 8 italie di G.P. Fabris. Oggi non basta più anzi, si parla di Kotlerite o di Fabrisite quasi fossero  malattie. Per fortuna sono arrivati Goleman con l’intelligenza emotiva e Kaplan e Norton con la balance scorecard e ci siamo sentiti immediatamente meglio. Ma è durato poco, quasi che psicologi e guru del management abbiano saturato gli spazi del nostro sistema limbico: non ci emozionano più. E’ il dramma del nostro tempo, tutto si consuma tremendamente in fretta, anche le idee.

Ma è anche possibile che sia invecchiato l’approccio. Forse i  3 segreti,  i 4 driver, le 7 variabili critiche del successo non funzionano più, o peggio non esistono più. Il mondo è diventato troppo complesso per essere ridotto in ricette “problema-soluzione”, o in relazioni “causa-effetto”.

Invece di sentirci dire cosa è giusto e cosa è sbagliato avremmo bisogno di qualcuno che ci aiutasse a capire e ad apprezzare la ricchezza di ciò che sta succedendo intorno a noi.  Anni fa sono rimasto affascinato dall’approccio antropologico ed ho pensato che potrebbe essere utile anche a strateghi, imprenditori e manager.

L’antropologo non giudica e non da consigli. Normalmente si immerge in realtà che non gli appartengono ed osserva annotando con rispetto ciò che lo circonda. Chi partecipa sul campo, non ha l’ansia di trovare una soluzione, una spiegazione o una ricetta: si limita a registrare. Non si permette di dire che una cultura è meglio di un’altra, non vede minacce o opportunità ma la realtà per quello che è con le sue regole, i suoi valori, i suoi rituali.

Il linguaggio universale della musica

Il linguaggio universale della musica

Questo approccio favorisce l’analisi e permette di cogliere sfumature altrimenti impercettibili: i segnali deboli, le tendenze. L’ansia di finalizzare tutto ad un obiettivo o a un risultato finisce per deformare la realtà in base alle nostre paure o aspettative: vediamo e temiamo solo ciò che vogliamo vedere o nascondere. Finiamo dentro un loop autereferenziale da cui è difficile uscire.

In un mondo che cambia così velocemente e che si contamina con mille culture diverse, acquista invece importanza la capacità di osservazione senza giudizio.

L’approccio antropologico universalista e anti-etnocentrico ci induce a comprendere che nessuno detiene più il primato di ciò che è giusto o sbagliato e che il mercato e diventato troppo complesso per essere ridotto nelle formule delle 4 P o  delle 5 C. Le infinite correlazioni tra noi ed il nostro pubblico (clienti, dipendenti, azionisti, fornitori, opinione pubblica, istituzioni) richiedono un approccio olistico e sistemico che sappia cogliere le motivazioni culturali  alla base dei comportamenti umani.

L’uomo post-moderno è cambiato: sradicato, delocalizzato, multietnicizzato, globalizzato, s-confinato, sovraesposto a stimoli culturali (televisivi e web), desemantizzato (rispetto all’ambiente). Riscoprire i suoi paradigmi (dal greco “idea” – “modello”) antropologici e culturali, ciò che per lui ha o acquista valore,  può essere l’inizio di un nuovo modo di relazionarsi al mercato.

Proviamo ad abbandonare per un po’ le vecchie mappe valoriali qualità-prezzo  o le 48 segmentazioni socioculturali, e a concentrarci sui punti cardinali: nord, sud, ovest, est.