Competere o combattere? questo è il problema!

duellanti

In questi giorni uno dei temi trattati dal festival della filosofia di Modena è la “competizione”, uno degli argomenti più cari a chi si occupa di strategia, marketing e management. La storia degli ultimi anni ci propone un modello di competizione selvaggia,  mors tua vita mea, selezione naturale del più forte a scapito del più debole, ma come sempre, non è tutto  così semplice e scontato.
Intanto sappiamo che non sopravvive sempre il più forte. E’ successo con i Dinosauri, tra Davide e Golia, ma anche con Lheman Brother e Banca Sella (una piccola banca storica italiana), tra Ferrari e Fiat.  La differenza tra competere e combattere è sottile ma sostanziale e va recuperata. Competere, significa dal latino cum-petere, cercare insieme.

Chi fa una petizione, chiede,  cerca di ottenere un risultato. Combattere invece contiene in sé la violenza del battuere, percuotere, bastonare. Gli obiettivi sono completamente diversi. Nel mondo degli affari chi compete vuole soddisfare il mercato, chi combatte, annientare il nemico. Il primo si concentra su se stesso per scoprire il proprio limite, il secondo si concentra sul nemico perdendo di vista se stesso e un orizzonte più ampio. Il primo sviluppa le competenze, il secondo copia le virtù del nemico cercando di farle costare meno. Non sapremo mai se vince di più chi compete o chi combatte. Nel breve forse la spunta il più combattivo, ma nel lungo periodo noi puntiamo su chi compete. Vi proponiamo comunque un piccolo schema su cui riflettere.

Chi compete Chi combatte
si concentra su se stesso e sul mercato si concentra sul nemico
si pone obiettivi di lungo periodo si pone obiettivi di breve
ricerca lotta
corre rincorre
sviluppa competenze sviluppa prodotti
sviluppa alleanze sviluppa nemici
attrae le passioni attrae le ambizioni
innova copia
è leader è follower
parla bene della concorrenza parla male della concorrenza

Pelle, skai, vilpelle, ecopelle: le consonanze che fanno la differenza!

traccia-2

Più o meno tutti vi sarete imbattuti nell’equazione 1+1=3 . La si usa per dire che l’unione fa la forza; che un sistema vale più della somma delle sue parti; che l’organizzazione crea più valore di quanto sia producibile dagli individui che la compongono. In musica l’armonia valorizza le parti che la compongono attraverso la consonanza. Che cos’è e come funziona? Poco tempo fa, in un negozio di valigie, mi offrono uno zainetto in ecopelle. Mi sono detto: ecco la consonanza.

Due suoni consonanti, risuonano, producono energia, rimangono impressi più della loro somma. Per essere consonanti occorrono però due condizioni, devono suonare insieme, ma soprattutto devono avere qualcosa in comune. Molti anni fa avere una borsa in “vera pelle” comunicava oltre alla qualità dell’oggetto anche lo “status” di chi la possedeva, “per lui” era stato sacrificato un animale: la consonanza era pelle-prestigio. Poi la chimica ha inventato lo skai, un composto vinilico molto simile alla pelle. Per alcuni anni lo skai ha rappresentato il progresso della ricerca scientifica e qualche cultore della scienza e della tecnica si sarà pure vantato di avere in casa le poltrone in skai: la consonanza era pelle-progresso. Poi dopo il boom economico è arrivato il benessere di massa, la cultura dell’immagine. La pelle non era più un valore assoluto (tutti potevano permettersela), ma nemmeno lo skai che è diventato vile (vilpelle): la consonanza è diventata pelle-povero. Poi la consonanza è cambiata ancora e, con l’intermezzo dell’alcantara (finta pelle-camoscio) dall’aura nobile, oggi si parla con fierezza di “ecopelle”, interpretando una cultura ambientalista rispettosa degli animali: la consonanza è diventata pelle-rispetto dell’ambiente. L’abbinamento di due parole, o due concetti, fa aumentare il valore espresso dalla comunicazione: 1+1=3. Per essere consonanti le note devono essere sia diverse sia consone, nel senso che devono stare bene insieme, andare d’accordo, essere conformi (stessa forma), adeguate.

Se avete un prodotto che non funziona più, provate a cercare le sue consonanze. Con chi potrebbe andare d’accordo? Con chi condivide la forma? A quale modo di pensare è conforme? Magari scoprite nuovi pubblici, nuovi canali, nuovi abbinamenti. Succede nella moda quando vengono riproposti vecchi modelli che sembravano superati, ma è successo anche nell’auto con la nuova 500 e la Mini, nella moto con Moto Guzzi e Harley Davidson. Nella musica si chiamano “arrangiamenti”, vecchie melodie riproposte con nuovi strumenti e nuovi ritmi. Dino Gavina, grande design con cui ebbi l’onore di lavorare, produsse uno dei tavolini più belli in circolazione, un tavolino che dopo tanti anni risuona ancora. Si chiama traccia… e davvero lascia il segno. La consonanza è tripla: tavolino-uccello-opera d’arte.

Attenzione! È in arrivo la scimmia!

scimmia-spalla-2

Chi di voi ha dei collaboratori conosce bene il fenomeno. Qualcuno bussa alla porta, si affaccia sorridente e dice: “capo posso rubarti un minuto?”. Voi distrattamente dite “prego vieni pure”, ma appena entrato scorgete sulla sua spalla la scimmia invisibile… è lì, pronta a balzarvi addosso. È un classico. “Che c’è? dimmi tutto” e, c.v.d. il collaboratore ve la scarica immediatamente addosso.

“Sai è successo che il responsabile di produzione/ il cliente tal dei tali/il responsabile del magazzino/ il venditore/ il fornitore (c’è sempre qualcuno che ha combinato qualcosa che non va…) e adesso siamo nei casini!…”.  Silenzio. E’ arrivata la scimmia. Quello che era un loro problema è diventato immediatamente un vostro problema e ora dovete risolverlo.  Che fare? Conosco due modi. Il primo che vi propongo me lo insegnarono in un corso di management, il secondo lo appresi durante il servizio militare. Il primo funziona più o meno così: si rimanda la scimmia al mittente. Risparmio i dettagli da corso di formazione: “tu cosa hai pensato di fare? tu cosa faresti? ci hai pensato? Pensaci, e poi vieni qui che ne riparliamo”. Non è sicura, ma può funzionare.

La seconda invece è una “tecnica preventiva”, un po’ brutale, ma efficace. Me la insegnò il mio primo capo, certo Capitano Tozzi quando, a 19 anni, giovane ufficiale di artiglieria da montagna, giunsi nella caserma punitiva più malfamata d’Italia, la “caserma nera”, frequentata solo da ragazzi usciti dal riformatorio o dalla galera. Al mio arrivo l’accoglienza del Capitano fu molto cordiale, mi chiamò e mi disse: “Marzo lei sa dove è finito? No? Qui, lo sa, l’ambiente è quello che è, ma non si deve preoccupare… qualsiasi cosa le dovesse succedere, al primo segnale, al primo dubbio, di giorno, di notte, il sabato, la domenica, lei non si faccia scrupolo, non esiti, mi raccomando, mi telefoni subito… che io la mando affanculo!”

Roba d’altri tempi, ma mi è servito molto.

La musica? Dai fammi un esempio!

over the rainbow israel

Ciò che avete sentito è una voce e un ukulele, costo totale della materia prima: 50/70 euro. Eppure è un “prodotto” di grande successo e il video che avete visto conta oltre 15 milioni di visualizzazioni. Com’è possibile? C’è conoscenza e competenza, ma è troppo semplice pensare che si tratti solo di una bella canzone. C’è un’interpretazione originale, che grazie a due timbri unici, l’ukulele e la voce di Israel (348 kg), suscita contrasto e meraviglia, un’emozione! c’è una melodia affascinante che ci culla dolcemente lungo un percorso di tensioni e rilassamenti, luci e ombre, acuti seducenti e bassi tranquillizzanti; c’è un ritmo coinvolgente con il quale possiamo sincronizzarci e andare “al passo”, diventare anche noi protagonisti; c’è armonia tra le singole componenti, non solo suoni, ma anche immagini e colori; niente di nuovo, è un arrangiamento di due canzoni del 1939 e del 1967. C’è tanta roba: armonia, timbro, melodia, ritmo, interpretazione, arrangiamento non sono solo parole, ognuna di esse contiene ingredienti, regole, caratteristiche, poteri, energie, insegnamenti, frutto di migliaia d’anni di evoluzione della cultura occidentale. Abbiamo studiato queste parole e abbiamo scoperto che esistono in ogni nostra forma di vita e di convivenza, anche quella aziendale e manageriale. Semplice ma profondo! Iscriviti ai nostri corsi che ne parliamo!

Quattro nuovi strumenti per gestire la tua azienda!

orchestra strumenti meccanici

Se non hai mai studiato musica non ti spaventare, melodia, timbro, armonia e ritmo sono strumenti che conosci benissimo, come il trapano e l’incudine, come il ferro marcante e il coltello svizzero multifunzione. Forse non hai mai pensato di usarli per gestire la tua organizzazione… ma funzionano. Rappresentano il “segreto” della musica tonale, la più ascoltata al mondo. Il trapano, la melodia, serve a bucare il cuore, a suscitare emozioni, a muovere le passioni. E’ il brevetto dello musica, il “motivetto che ci piace tanto”, il tormento che ci penetra nella mente; l’incudine e il martello battono il ritmo, servono per forgiare i valori fondamentali della convivenza, i più semplici ma anche i più preziosi. Con il coltello svizzero multifunzione ci possiamo fare di tutto e, come l’armonia, ci aiuta in qualsiasi situazione. E  poi c’è il timbro, il ferro marcante a caldo, lo strumento per affermare l’identità del suono, per l’impresa, l’appartenenza dei prodotti e servizi, il tratto unico dell’azienda. Se gestisci una band di professionisti; se vuoi appassionare i clienti, se hai bisogno di “fare orchestra”; se vuoi imprimere il tuo tratto distintivo, questi strumenti ti saranno molto utili. Il 21 ottobre a Milano affrontiamo melodia e armonia, ti aspetto!

Il panno verde nelle relazioni umane

biliardo

La relazione umana non è un mondo in cui ad ogni “causa” corrisponde un “effetto” determinato. Non è come nel biliardo in cui, conoscendo esattamente la forza, i pesi e il punto di contatto, è possibile calcolare la direzione che prenderà la pallina. Con le persone al massimo vi sono delle probabilità che succeda ciò che vogliamo. Se saluto qualcuno che mi viene incontro è probabile che lui mi risponda, ma non è sicuro; se faccio un favore a qualcuno è probabile che lui me ne sia grato, ma non è sicuro; se chiedo di eseguire un compito è probabile che venga eseguito bene, ma non è sicuro. Tuttavia è possibile predisporre un panno verde, una “condizione ambientale” per fare aumentare queste probabilità. In musica si chiama ARMONIA e per crearla non esiste una ricetta sicura, dobbiamo usare il buon senso, andare ad “orecchio”, capire le consonanze e le dissonanze delle varie relazioni in cui ci troviamo coinvolti. Non è una dote naturale, ci si può allenare a farlo! Il 21 ottobre entreremo in un mondo analogico in cui non esiste la verità assoluta ma la verità relativa, quella che moltiplica le possibilità che una reazione umana auspicabile si verifichi!

L’idrogeno e l’ ossigeno che dissetano

Molecules of Water

Qualcuno sostiene che gli italiani non credono nel “win win”, espressione manageriale utilizzata per dire che si può vincere tutti e due. Ebbene mi sento molto italiano. Non si può vincere in due, al massimo si pareggia, e non è la stessa cosa. Però si può fare in modo che dall’incontro di due “soggetti” nasca un valore superiore alla somma delle parti, qualcosa di più utile per entrambi! E’ quello che succede nell’acqua, dove idrogeno e ossigeno diventano qualcosa di molto diverso dalla somma dei loro atomi. Chi suona conosce l’arte di mettere insieme suoni, strumenti e voci diverse. Si chiama ARMONIA! Il 21 ottobre conosceremo alcune regole d’oro per ottenere un concerto il cui valore sia superiore alla somma delle sue “parti”: musicisti e strumenti.