Il panno verde nelle relazioni umane

biliardo

La relazione umana non è un mondo in cui ad ogni “causa” corrisponde un “effetto” determinato. Non è come nel biliardo in cui, conoscendo esattamente la forza, i pesi e il punto di contatto, è possibile calcolare la direzione che prenderà la pallina. Con le persone al massimo vi sono delle probabilità che succeda ciò che vogliamo. Se saluto qualcuno che mi viene incontro è probabile che lui mi risponda, ma non è sicuro; se faccio un favore a qualcuno è probabile che lui me ne sia grato, ma non è sicuro; se chiedo di eseguire un compito è probabile che venga eseguito bene, ma non è sicuro. Tuttavia è possibile predisporre un panno verde, una “condizione ambientale” per fare aumentare queste probabilità. In musica si chiama ARMONIA e per crearla non esiste una ricetta sicura, dobbiamo usare il buon senso, andare ad “orecchio”, capire le consonanze e le dissonanze delle varie relazioni in cui ci troviamo coinvolti. Non è una dote naturale, ci si può allenare a farlo! Il 21 ottobre entreremo in un mondo analogico in cui non esiste la verità assoluta ma la verità relativa, quella che moltiplica le possibilità che una reazione umana auspicabile si verifichi!

L’idrogeno e l’ ossigeno che dissetano

Molecules of Water

Qualcuno sostiene che gli italiani non credono nel “win win”, espressione manageriale utilizzata per dire che si può vincere tutti e due. Ebbene mi sento molto italiano. Non si può vincere in due, al massimo si pareggia, e non è la stessa cosa. Però si può fare in modo che dall’incontro di due “soggetti” nasca un valore superiore alla somma delle parti, qualcosa di più utile per entrambi! E’ quello che succede nell’acqua, dove idrogeno e ossigeno diventano qualcosa di molto diverso dalla somma dei loro atomi. Chi suona conosce l’arte di mettere insieme suoni, strumenti e voci diverse. Si chiama ARMONIA! Il 21 ottobre conosceremo alcune regole d’oro per ottenere un concerto il cui valore sia superiore alla somma delle sue “parti”: musicisti e strumenti.

“Raga, abbiamo scavallato”

Se i vostri collaboratori:

  • ogni mercoledì alle 14,30 si scambiano messaggini di questo tipo;
  • se eseguono il loro compitino senza prendere mai un’iniziativa;
  • se vi chiedono un consiglio per risolvere un loro problema e poi vi rispondono: “sì però”;
  • se a settembre iniziano a programmare le ferie dell’anno successivo;

Signori, avete un problema!  Motivare i collaboratori è un’arte raffinatissima. Non basta creare un clima “motivante”, occorre anche sviluppare la capacità di riconoscere le esalita montagnamozioni di ciascuno. Non tutti infatti sono motivati dagli stessi “input”: c’è chi ama il denaro, chi le sfide, chi i riconoscimenti chi la visibilità. Si può allenare la capacità di riconoscere le emozioni di chi ci sta di fronte? il 21 ottobre tratteremo questi argomenti con l’aiuto della musica. Anche in questo caso la chiave è nella MELODIA. Non mancare all’appuntamento!

“No buono” batte “buono”, 5 a 1

Il Pathoemoticonss è all’origine di molte parole come passione, empatia, simpatia, apatia, pazienza, patimento. Tutte hanno a che fare con le emozioni. Le emozioni (ex-motus) spingono le persone “a fare delle cose”, le muovono, le motivano. Ma le emozioni negative sono più di quelle positive. Secondo Paul Ekman le emozioni primarie negative sono 5: paura, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa (che può essere bivalente); mentre come positiva abbiamo solo la felicità (gioia). D’altra parte anche la passione può essere sia negativa (sofferenza) che positiva (hobby). Ma la passione si può gestire? Usiamo ancora “bastone e carota” o possiamo creare un clima motivante e “appassionante”? Come possiamo motivare i musicisti della nostra orchestra?  Cosa genera il pathos? cosa lo alimenta o distrugge? Il 21 ottobre ci prenderemo il lusso di riflettere su questo tema con l’aiuto della musica che di pathos se ne intende! Scopriremo alcuni segreti della MELODIA!

Un freno bello frena meglio di un freno brutto!

brembo

Se questa frase non fosse di Alberto Bombassei sembrerebbe una boutade, invece a pronunciarla è stato il patron della Brembo, società produttrice di freni per la Porsche, la moto GP e la Ferrari. Cosa intendeva dire, cosa c’è dietro?

Alberto Bombassei pensa che noi italiani siamo fortunati. Fin da bambini cresciamo immersi nelle bellezze artistiche e naturali. Non abbiamo meriti, ma diventiamo testimoni e creatori di codici estetici e modelli che tutto il mondo apprezza e forse invidia. La bellezza è un valore aggiunto che possiamo giocarci in qualsiasi campo, artistico, turistico ma anche tecnologico e scientifico, per questo il freno frena meglio, perchè per averlo i clienti sono disposti a pagare un prezzo superiore. “In Porsche ormai non se lo ricordano più, ma qualche collaboratore più anziano lo sa che gliel’ho suggerito io di dipingere le pinze dei miei freni di rosso.”  L’economia italiana dovrebbe focalizzarsi sulla bellezza. “La grande bellezza” film premio Oscar, ne è un esempio esplicito. Il mondo ci chiede bellezza è noi possiamo dargliela, ci costa poco ed ha un grande valore. Visita il sito www.movimenoart1.it e  sostieni il movimento.

E’ (ri)morta la swot analysis

swot

Nel 2008, quando uscì il mio libro “il modello B.A.C.H.”, feci scrivere nella locandina di presentazione il “necrologio” che vedete in alto. Mi sbagliavo! Era ancora viva e vegeta e doveva fare ancora “molti danni”. Discutere la swot analysis è un tabù. Nessun consulente la vuole eliminare, senza la swot ci manca l’aria, è l’essenza stessa della consulenza strategica. L’ha inventata 60 anni fa Albert S. Humphrey – Stanford University. E’ semplice, geniale, è l’analisi delle forze e delle debolezze, delle minacce e delle opportunità! peccato che non funzioni più da almeno 10 anni.

Non funziona perché fondata sul giudizio e il giudizio lo esprime chi, coinvolto personalmente, vive dall’interno la situazione. Ho visto fallire aziende sui loro punti di forza ed altre sopravvivere grazie a quelli di debolezza. Qualcuno dice che comunque è utile a fare emergere le criticità. Il problema è che emergono sempre e soltanto i tratti più evidenti quando sarebbe opportuno scoprire i suoni deboli, le sfumature, i tratti emergenti. Per superare l’impasse io propongo la B.A.C.H. analysis, un “ascolto musicale” dei fattori infrastrutturali dell’impresa: ritmo, melodia, armonia e timbro. Non è difficile, chi ama la musica sa che i gusti sono soggettivi, ma tutti sanno seguire il ritmo, tutti riescono a individuare (e cantare) la melodia, tutti apprezzano l’armonia e riconoscono il “timbro” (dello strumento o del genere musicale). Per capire un’azienda è più importante ascoltare ciò che è piuttosto che ciò che fa e questo è un modo “analogico” che ci fa comprendere senza giudicare. Ma la swot è sempre la swot e non se ne può fare a meno.

Il Pathos questo sconosciuto

bastone carota 2

Nel corso del mio ultimo workshop sui quattro paradigmi della musica, giunti alla melodia, abbiamo affrontato il tema del Pathos in azienda. Sono rimasto colpito dall’interesse suscitato. Che roba è “sto pathos”? non è nient’altro che la radice della “passione”, ciò che la genera ed alimenta. Credo che fin qui fosse abbastanza ovvio, ma forse la cosa che ha destato maggiore interesse è stato apprendere che il Pathos è una dimensione aziendale che si può gestire.

Una volta bastava poco per aumentare il pathos, era sufficiente fissare un obiettivo ed era fatta. Chi non lo raggiungeva si vergognava e questo lo stimolava a raggiungerlo. Poi non è stato più sufficiente, occorreva aggiungere un incentivo. Qui la letteratura è abbondante: carriera, riconoscimenti, bonus, viaggi, stock option: abbiamo visto di tutto e di più. Ma nel giro di 20 anni si è attenuato anche questo effetto e oggi che il bastone e la carota non funzionano più ci si interroga su come motivare le persone, come creare la “passione”. Sembra una “mission impossible” e in parte lo è.  Un grande guru del management P. Drucker, consigliava di imparare dal non-profit, dove si registrano livelli di produttività molto alta a fronte di remunerazione zero per il volontariato o molto ridotta per i professionisti.  In pratica occorre trovare il senso profondo di tutto ciò che si fa, anche quando si tratta dei lavori più umili. Qualsiasi lavoro, se tende alla perfezione può diventare opera d’arte, un’attività di cui andare orgogliosi. Un’azienda mia cliente, settore pulizie, particolarmente attenta alla qualità, ha fatto scrivere sulle magliette dei suoi collaboratori “yes we clean!”. Un’idea semplice quanto geniale. Ovviamente non basta, ma rende l’idea della direzione da prendere.